25 febbraio 2020
Aggiornato 16:30
da gennaio a settembre

Calano le assunzioni in Fvg: 6.400 in meno rispetto al 2018

Indagine Ires Fvg su dati Inps: cresce il tempo indeterminato, in forte flessione rapporti a termine e in somministrazione
Calano le assunzioni in Fvg: meno 6.400 rispetto al 2018
Calano le assunzioni in Fvg: meno 6.400 rispetto al 2018 Adobe Stock

UDINE - Nei primi nove mesi del 2019 il numero di nuovi rapporti di lavoro dipendente attivati in Friuli Venezia Giulia nel settore privato (esclusa l’agricoltura) è diminuito del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (quasi 6.400 assunzioni in meno). Lo rileva un’indagine dell’Ires Fvg curata dal ricercatore Alessandro Russo. La significativa crescita delle nuove assunzioni a tempo indeterminato (2.038 in più, pari a +14,4%), infatti, non compensa le forti flessioni dei rapporti a tempo determinato (-2.657, pari a -5,7%) e soprattutto in somministrazione (-8.843, quasi un terzo in meno). Risultano inoltre in aumento sia il ricorso al contratto di apprendistato (+119 unità, pari a +2,2%) sia a quello intermittente (+8,1%, pari a +841 nuovi contratti), dal 2017 utilizzato come alternativa ai voucher. Infine, il lavoro stagionale ha registrato un notevole incremento (+2.141 assunzioni, pari a +20,4%), dopo quello del 2017 (18,5%), anche perché si tratta di una tipologia contrattuale non soggetta alle restrizioni previste dal cosiddetto 'Decreto Dignità'.

Gli effetti del Decreto Dignità

L’approvazione a luglio 2018 del Decreto Dignità ha introdotto importanti modifiche nei contratti a tempo determinato, in particolare riducendone la durata massima (da 36 a 24 mesi) e il numero di proroghe possibili (da 5 a 4), aumentando il contributo addizionale previsto per ogni rinnovo e reintroducendo la causale (se il contratto supera i 12 mesi). A partire dalla seconda metà dello scorso anno si possono pertanto osservare degli evidenti effetti sulle dinamiche dei contratti a termine e in somministrazione. In entrambi i casi si rileva un’interruzione della fase espansiva che era iniziata nel 2016. Al contrario sia le assunzioni a tempo indeterminato sia le stabilizzazioni dei contratti a termine hanno registrato un andamento positivo; in questo secondo caso si tratta del proseguimento di un trend già precedentemente in atto (nei primi nove mesi del 2018 l’incremento delle trasformazioni dei contratti era stato pari a +84,3%), come fisiologica conseguenza della forte espansione delle assunzioni a tempo determinato nel biennio 2016-2017.

Cresce la componente a tempo indeterminato

I rapporti di lavoro a tempo indeterminato avevano già avuto una forte spinta nel 2015, ricorda Russo, grazie alla possibilità per le imprese di usufruire di consistenti sgravi contributivi; negli anni successivi questa notevole crescita è stata in parte intaccata. Nel 2018 e nei primi mesi del 2019 si è registrato un nuovo importante incremento e, se si considerano le variazioni nette dei contratti a tempo indeterminato (assunzioni più trasformazioni di altre tipologie contrattuali meno le cessazioni), il saldo dei primi tre trimestri di quest’anno risulta ampiamente positivo e pari a oltre 9.000 unità in regione.

I motivi delle cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato

Negli ultimi anni si può rilevare un netto aumento delle interruzioni dei contratti per dimissioni dei lavoratori, che nel 2019 riguardano quasi il 70% delle cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato in regione. A seguire si trovano i licenziamenti di natura economica, in deciso calo nel tempo (erano pari a quasi 40% nel 2014, nel 2019 sono scesi sotto il 20% del totale), che comprendono quelli avvenuti per giustificato motivo oggettivo, licenziamento collettivo, per esodo incentivato, cambio appalto o interruzione di rapporti di lavoro nel settore edile per completamento dell’attività e chiusura di cantiere. Sono infine meno numerosi ma in aumento i licenziamenti di natura disciplinare, che includono quelli per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, passati dal 2,5% del totale nel 2014 al 4,7% nel 2019.

In aumento le domande di disoccupazione

Nei primi nove mesi di quest’anno risultano in aumento anche le domande di prestazione NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego), passate da 26.854 a 27.204 in regione (+1,3%, comunque inferiore rispetto al +2,3% nazionale); si tratta di un ulteriore segnale di criticità proveniente dal mercato del lavoro. Si ricorda che la NASpI è una prestazione erogata a favore dei lavoratori dipendenti che abbiano perso involontariamente l'occupazione. La NASpI riguarda tutti i lavoratori dipendenti ad eccezione degli operai agricoli (per i quali è prevista un’altra specifica tutela) e dei lavoratori a tempo indeterminato della Pubblica Amministrazione.

Tra settembre e ottobre è risalita la cassa integrazione

Nei primi dieci mesi del 2019, infine, in regione il numero di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate è complessivamente diminuito dell’8,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (da 4,4 a 4 milioni). Si può però osservare un’accelerazione nei mesi più recenti, in particolare tra settembre e ottobre; nella prima parte dell’anno, infatti, le ore autorizzate si erano quasi dimezzate rispetto allo stesso periodo del 2018. In particolare si può rilevare un notevole incremento delle ore di cassa integrazione straordinaria per contratti di solidarietà in provincia di Gorizia, che è l’unica che presenta una crescita complessiva (le ore sono quadruplicate rispetto all’anno precedente).